2013
giovedì
aprile
04

Per una manifestazione regionale contro la politica energetica regionale

cui ci battiamo in tutta l'Umbria. Lo stesso vale per il Piano di gestione dei rifuti, che punta solo su discariche e incenerimento, impianti mangia-rifiuti e mangia-soldi, sempre sull'orlo dell'emergenza. Va detto poi che a questa schiera di imprenditori green non mancano certo né la fantasia nel proporre soluzioni "sostenibili", ma nemmeno le opportunità che le amministrazioni, spesso più compiacenti che distratte, concedono loro.

Amministrazioni comunali, agenzie regionali sanitarie e di protezione dell'ambiente che in sede di conferenza di servizi non oppongono mai elementi di criticità, di precauzionalità, tantomeno di opposizione a nuovi impianti o al potenziamento dei vecchi. Il tutto sempre senza alcuna interlocuzione con i cittadini e al riparo dei burocratismi autorizzativi alla fine dei quali nessuno sembra mai essere responsabile. Ciascuno di questi usa ovviamente come paravento una legislazione nazionale che certamente non è una garanzia per i territori, il decreto Clini sulla liberalizzazione del CSS e il suo uso nei cementifici ne è una dimostrazione, ma che a partire dagli anni '90 e il via libera all'incentivazione dei rifiuti come fonte assimilata alle rinnovabili, ha dimostrato tutta la sua inutilità al raggiungimento di una reale politica energetica sostenibile, mentre da una parte ha affermato il diritto a ingenti profitti per i grandi gruppi economici del settore e di contro la socializzazione delle perdite per le popolazioni locali, il che significa che sono i cittadini a pagare economicamente e in termini di salute l'inefficienza di questo sistema. Con buona pace di quanti ancora ne difendono la validità. Possiamo responsabilmente affermare che ad oggi, nella nostra regione, parole come rinnovabili, sostenibilità e green economy non sono altro che appendici retoriche finalizzate esclusivamente a dare una "faccia pulita" ad una politica energetica senza senso, che fa di una reale necessità per il futuro un affare cospicuo per pochi senza alcuna ricaduta positiva.

Come possiamo pensare che l'inceneritore di ACEA da cui usciranno 5mila tonnellate l'anno di polveri a fronte di 100mila tonnellate di combustibile (in realtà materiale totalmente riciclabile) possa essere mai una soluzione sostenibile? In più a scapito di una gestione virtuosa che punti alla eliminazione dell'incenerimento, alla progressiva chiusura delle discariche, e al rilancio del riciclo e del riuso.

Come si possono ammettere e autorizzare centrali che usano come combustibile olio di palma, che percorre centinaia di migliaia di chilometri prima di arrivare nei nostri territori (un costo energetico in-sostenibile!), il cui sistema di produzione non ha nulla di innovativo e che oltretutto non creano alcun posto di lavoro? Come si può ancora sostenere e incentivare con soldi pubblici l'uso di biomasse per la combustione e la biodigestione con recupero energetico la cui produzione altro non è che il frutto di sottrazione di terreni, altrimenti dedicati a coltivazione e allevamento, con la conseguente privazione del diritto alla sovranità alimentare di sempre più popolazioni? Sono scelte energetiche insensate che stanno trasformando la nostra regione.

Che mettono serie ipoteche sulla salute collettiva e la qualità dell'ambiente in cui viviamo, strappando beni comuni come acqua e terra alla loro funzione primaria e vitale per farne fonte di speculazione. Per tutto questo pensiamo che sia necessario che le realtà popolari e associative che si battono contro questo scempio, in favore di altre soluzioni davvero sostenibili, pongano insieme seriamente un problema politico non solo a livello regionale ma anche nazionale. In questi anni sono nati diversi coordinamenti spinti dalla necessità della condivisione delle lotte e delle prospettive comuni, segno di una maturità che ci contrappone a chi ci indica come coloro che vogliono difendere solo il proprio orticello. Questa volontà a costruire percorsi condivisi è un salto di qualità che permette oggi di iniziare la raccolta firma per la Legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero che vedrà il lancio proprio in questa primavera.

Questa volontà vorremmo che si esprimesse insieme in un grande momento di mobilitazione che abbiamo lanciato a Terni per l'11 maggio, da cui ripartire per affrontare e rimettere in discussione direttamente nelle sedi opportune la politica energetica regionale, la modifica del Piano Regionale di gestione dei rifiuti eliminando l'incenerimento e per l'applicazione della strategia Rifiuti Zero, e lanciare la sfida all'incentivazione sulle rinnovabili attraverso la legge di iniziativa popolare.

Tre questioni, strettamente interconnesse tra loro, che riguardano tutti e tutte. Invitiamo a partecipare tutti i comitati e le associazioni di cittadini, i coordinamenti regionali, ciascuno col proprio specifico, anche alla costruzione della manifestazione e dei contenuti che vorremo portare. Vi invitiamo a farci giungere le vostre adesioni che verranno aggiornate settimanalmente sul nostro blog.

L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona!

Comitato No Inceneritori Terni WWF Terni Italia Nostra Terni