2013
giovedì
luglio
18

I cambiamenti climatici una bufala, se solo fosse vero

È sempre un grande piacere dare il benvenuto a nuovi membri nell’Alleanza per il Clima, la rete più grande di enti locali che affrontano attivamente i cambiamenti climatici con misure di mitigazione e adattamento. Purtroppo ogni tanto tocca anche salutare dei membri che decidono di uscire dall’associazione europea. In questi giorni un Consiglio comunale in Italia ha deliberato all’unanimità di «risolvere il rapporto associativo con Alleanza per il Clima», «preso atto che il clima non si riscalda più da 15 anni». A sostegno di questa affermazione la delibera cita il settimanale tedesco Der Spiegel dello scorso 17 giugno che pubblica un’intervista al climatologo Hans von Storch. Non sappiamo, dice Storch, perché la crescita della temperatura media globale negli ultimi 15 anni ha fatto una pausa. Secondo lui «siamo di fronte a un enigma.»

Quanto sarebbe bello se rimanesse confermato che la crescita della temperatura media globale sta facendo una pausa! Ne avremmo urgentemente bisogno vista la lentezza con la quale cresce la curva di apprendimento di quella che continua ad essere la minaccia più grave di questo secolo. Perché anche Storch conferma che questa pausa non significa che il problema non esiste, invece aumentano le chance che «il tempo sarà sufficiente per prepararsi ai cambiamenti climatici.» Il consenso dei climatologi rimane compatto sui cambiamenti climatici in atto e se negli ultimi anni l’aumento degli eventi meteorologici estremi, dei periodi di siccità in alcune zone e delle precipitazioni violente in altre si fossero attenuati - sarebbe un grande sollievo. Finora la dinamica era quella opposta, l’andamento reale dei cambiamenti climatici era più rapida delle previsioni degli studiosi e l’avanzamento dei fenomeni più marcato della presa di coscienza sul problema nella comunità globale. 

Ci sono due ragioni per un cauto ottimismo nella questione climatica. La prima: nell’arco di due decenni o meno la crisi ecologica è entrata nella consapevolezza pubblica in tutto il mondo. Si potrebbe dire che il problema dei cambiamenti climatici è stato l’occasione per la costituzione di un’opinione pubblica e di un discorso pubblico mondiale che in questa forma non è mai esistito prima. Con rallentamenti pericolosi, passi troppo piccoli in avanti, rimane vero che l’effetto serra è sull’agenda della comunità mondiale ai vari livelli, che sta procedendo proprio perché deve affrontare un problema comune che può solo essere risolto con uno sforzo comune. 

La seconda ragione per non disperare di fronte alla crisi ecologica della nostra epoca: qualcosa sta succedendo. Quando sono nate le prime organizzazioni per combattere l’effetto serra, come l’Alleanza per il Clima i 12 comuni che vi aderirono nel 1990 sembravano piuttosto esotici. Oggi l’Alleanza per il Clima conta 1700 comuni in Europa, il Patto dei Sindaci della Commissione europea è stato firmato da quasi 5000 comuni e una strategia del clima a livello comunale ormai fa parte dell’agire quotidiano di sempre più enti locali in Europa. 

Ben venga se l’andamento dei cambiamenti climatici dovesse progredire più lentamente del previsto. Avremo molto bisogno del tempo guadagnato – se ci dovesse essere – per attuare la trasformazione profonda dei nostri modi di produrre e di consumare verso un’economia e una vita post-fossile. Rimaniamo convinti che fare rete, scambiare esperienze, fare sentire la propria voce verso i governi nazionali e le istituzioni europee è parte indispensabile di questa politica locale del clima.

Source: climatealliance.it