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EXPO 2015 Milano - L’Italia esporta in tutto il mondo le Cittaslow

La città ideale dove si vive bene ha piccole dimensioni, ma un’intensa vita culturale e sociale, un buon rapporto con la natura e la convivialità, è situata prevalentemente in collina, ha un nucleo storico antico ed è ricompresa in un’area protetta o in un parco. Attrae un ragionevole flusso turistico e dispone di una adeguata ricettività, soprattutto di tipo innovativo come alberghi diffusi e case vacanze. Queste caratteristiche non derivano né da uno studio teorico, né da un sondaggio d’opinione, ma dal“Secondo Rapporto Globale delle Cittaslow 2015”, un’associazione che riunisce 189 città con meno di 50.000 abitanti, presenti in 25 paesi dei cinque continenti, Cina, Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Australia e Stati Uniti compresi. Nata quindici anni fa dall’incontro con Slow Food dei sindaci di Orvieto, Greve in Chianti, Positano e Abbiategrasso, sii è diffusa quasi spontaneamente in tutto il mondo grazie all’invidiabile reputazione attribuita all’Italia come paese con le piccole città più vivibili del mondo.Per poter appartenere alla rete è indispensabili sottoporsi a un processo di valutazione molto rigoroso fondato su parametri ambientali, infrastrutturali, di qualità urbana, accoglienza e partecipazione dei cittadini.
L’indagine presso i sindaci di tutto il mondo (hanno risposto in 90), appartenenti alla rete, si è svolta nei primi mesi del 2015 e offre un panorama della “globalizzazione buona” in campo territoriale , proprio mentre si rendono evidenti gli impatti negativi di un crescente gigantismo metropolitano. LaCittaslow media ha una popolazione residente di circa 10.500 abitanti, con un 6% di abitanti di provenienza straniera (8% in Italia, 6% nel resto d’Europa, 5% nel resto del mondo). E’ localizzata prevalentemente in collina (44% delle città) o nella pianura interna (22%), mentre il restante terzo si divide fra montagna (18%) e zone costiere (16%). La tendenza a spostare la qualità del vivere urbano verso le aree interne è particolarmente accentuata in Italia (collina più montagna 79%), rispetto al resto d’Europa (si scende al 54%) e al resto del mondo (47%). E’ certo il portato della morfologia del nostro paese, ma anche delle sue caratteristiche storiche.
Nei piccoli comuni di qualità si vive più a lungo tanto che la quota di residenti ultra sessantacinquenni è pari al 23% (nelle Cittaslow italiane sale al 24% rispetto a un valore medio nazionale del 21,4%), ma non mancano le giovani generazioni. Gli abitanti con meno di 14 anni rappresentano il 14% a livello globale (13% in Italia e 15% nel resto d’Europa).Questo rapporto giovani-anziani è anche determinato dal fatto che nelle città ad alta qualità della vita si trasferiscono persone ritirate dal lavoro, ma anche giovani impegnati in attività creative o agro-turistiche.E’ un nuovo mix sociale che rivitalizza zone un tempo destinate all’abbandono.
Le Cittaslow sono anche territori ad alta valenza turistica , ma di un turismo esperienziale, godibile nella lentezza e non nel “mordi e fuggi”, emotivamente coinvolgente, per i suoi paesaggi, il tessuto architettonico, il buon cibo,l’accoglienza della comunità cittadina, l’attenzione alle problematiche comunitarie.Intanto, nel 73% dei casi le Cittaslow di tutto il mondo dispongono di un centro storico ad alta valenza architettonica; un valore che sale al 91% in Italia ( 70% nel resto d’Europa per scendere al 47% nel resto del mondo).In media l’offerta turistico ricettiva è misurabile con la disponibilità di 1.109 posti letto di cui il 65% in strutture complementari e il 35% in strutture alberghiere.In Italia l’offerta turistica media è più bassa essendo disponibili in media 765 posti letto per città, ma sale la quota in esercizi alberghieri al 53%.Nel 2014 i pernottamenti medi annui sono stati di 65mila per ogni centro che porta complessivamente a 12,3 milioni le presenze registrate nella rete slow.
Il carattere che determina una maggiore qualità della vita nelle Cittaslow di tutto il mondo è l’apertura alla natura, alla ruralità e alla cultura.Nel 60% dei centri indagati sono presenti orti pubblici o collettivi coltivati dai cittadini nella media globale ce ne sono 15 per città ( più in Europa e nel resto del mondo che in Italia),mentre molto ampia è la presenza di ristoranti e trattorie che offrono prodotti del territorioce ne sono in media 12 per ogni centro.Quanto alle strutture per la diffusione culturale si registra la presenza media di 2 librerie e di 3 gallerie d’arte, molto presenti soprattutto nelle città europee. Nel 76% delle Città Slow di tutto il mondo è presente almeno un teatro o una sala per concerti e nell’81% un museo o un sito storico o un’area archeologica. La cultura, la convivialità e la smart rurality, quindi, determinano una maggiore vivibilità.
Dietro un’elevata soddisfazione dei cittadini si celano gli ingredienti che l’hanno determinata: un mix di funzionalità e bellezza, di emozione ed esperienze comunitarie, di buon cibo e artigianato, di relazioni umane e di solidarietà. Al primo posto fra gli archetipi slow si colloca il paesaggio e il contesto ambientale e rurale curato continuamente e preservato nel 90% dei territori sottoposti alla ricerca, quindi i prodotti agro-alimentari che seguono e sviluppano la tradizione dei luoghi, presenti nel 76% delle Città Slow.Al terzo posto si colloca nel 61% di questi centri la dotazione di cultural heritage ovvero di un patrimonio architettonico,storico artistico di pregio. Quindi, l’esistenza dell’ artigianato di tradizione (49%) e di un centro storico restaurato (43%).
Le Città Slow sono anche centri dove si governa bene e si attuano le politiche più avanzate per la gestione del territorio.Nel 49% delle città si svolgono manifestazioni culturali d’eccellenza, nel 28% esistono politiche di valorizzazione e tutela dei prodotti locali,nel 23% la gestione dei rifiuti adotta le tecniche più avanzate, nel 15% è molto sviluppata l’agricoltura biologica e il sostegno alle produzioni tipiche del territorio, nel 14% sono centrali, nell’azione pubblica, il risparmio energetico e le energie rinnovabili,nel 12% si attuano politiche per la mobilità alternativa (ciclo-pedonale, auto elettriche…) e poi politiche per l’accoglienza, formazione continua degli operatori,riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso,risparmio idrico, bio-architettura, social innovation e coinvolgimento dei cittadini.
Appartenere al circuito delle Cittaslow costituisce un fattore d’ identità per i cittadini che nell’11% dei casi partecipano e sostengono attivamente la filosofia slow, mentre in un ulteriore 61% prevale la partecipazione di residenti e operatori economici alle iniziative derivate dall’appartenenza alla rete.
Per il 56% dei sindaci intervistati l’appartenenza alla rete di Cittaslow ha aumentato la notorietà del centro (68% nelle realtà extra-europee) e per il 55% è servito per la promozione dei prodotti locali (71% in Italia) per il 46% ha accresciuto la consapevolezza dei cittadini fornendo un adeguato background nella formazione di un’identità locale aperta e moderna.Per il 35% ha accresciuto la quantità, ma soprattutto la qualità dei flussi turistici, infine per il 22% ha migliorato la progettualità, la coesione sociale e spinto verso l’adozione di tecnologie innovative appropriate.
Una notazione di tipo politico. E’ stato chiesto ai sindaci se nel loro paese il governo centrale discriminasse i piccoli centri per favorire le grandi città: il fenomeno è prevalentemente italiano visto che il 76% dei comuni di qualità si sentono sfavoriti dalle politiche nazionali, contro il 49% dei centri europei e il 39% del resto del mondo.E’ ben strano che un “prodotto” italiano con un brand di altissima reputazione non venga adeguatamente valorizzato dalle politiche nazionali, nonostante il successo che consegue a livello globale.