ottobre
Creare un modello per PijaoSlow



La settimana scorsa abbiamo avuto qui nel Quindío la visita di Pier Giorgi Oliveti(sì, con una sola "t", così lo trovate facilmente su Internet) E lì potete cercarecittaSlow e gli ottimi articoli che Laura Sepúlveda, Juanita Samper e José Alberto Mujica hanno pubblicato ne "El Tiempo" e si trovano nei suoi archivi online.
Per questo mi limito a esprimere la mia opinione personale come europeo che ha vissuto per vent'anni nel Quindío, che arrivò in Colombia con un contratto annuale e finì per soccombere alla sua frase pubblicitaria: "L'unico rischio è di volercisi fermare".
Dirigo queste parole agli amici di Pijao, in particolare a due di loro, che José Alberto cita nel suo recente articolo. Gildardo dice "Non possiamo compararci con la popolazione europea. Alla gente di là piace il silenzio e tutto il resto. Non ci sono bambini. Ma qui li alleviamo e non possiamo condannarli al silenzio!" E al proprietario di una discoteca (non ha voluto dire il nome, ma che chiameremo Miguel), che qualifica di "ridicola, questa proposta, anche considerando il fatto che colpisce l'economia di molta gente e il loro diritto a divertirsi" Gildardo, ti capisco perfettamente. Ma non si può generalizzare, perché si dice che le "formiche" (... che sarebbe il nord Europa) hanno bisogno delle cicale (... l'Europa del sud). Tedeschi, scandinavi, inglesi invadono Spagna, Italia, ecc. (... lasciandoci parecchi soldi) per le sue vacanze, che sicuramente non le desiderano troppo silenziose, altrimenti se ne starebbero a casa loro.
Riguardo i bambini: un modello di società senza bambini sarebbe mostruosa: sono rimasto allibito nel leggere le proposte di cittadelle per la seconda e terza età, negli USA, dove esistono regolamenti del tipo "i nipotini potranno visitare i nonni solo dalle 5 alle sei del pomeriggio...". Una delle prime cose che apprezzai arrivando in Colombia, fu precisamente che nelle feste in famiglia, nipotini, figli e nonni ballavano, cantavano e chiacchieravano assieme. Spero veramente che sia ancora così a Pijao -e si continui a fare a PijaoSlow- anche perché ad Armenia, capitale del Quindío, pare invece che TV, cellulari, Facebook, ecc. hanno distrutto buona parte di quella meraviglia!
Ma QUELLO NON È prodotto del movimento cittaSlow, è esattamente il contrario. Quello è il risultato dell'alienazione che ci produce il vivere non come esseri umani ma come "consumatori" ("nasci-produci- consuma-crepa") che porta l'alienato a cercare –e a pagare- per vivere in posti perfettamente protetti da ogni pericolo o disturbo. L' ideale finale è trovarsi una bara. Per questo che negli ultimi 45 anni i suicidi nel mondo sono aumentati del 60% (e la cosa triste è che l'età del suicida continua a scendere, ossia che i nonni si suicidano meno che figli e nipoti!) Ricevere una pallonata da un gruppo di bambini che giocano in piazza, non mi causa alcun problema, anzi, mi offre l'occasione per restituirgli il pallone con simpatia. Ma invece sì, mi causa un problema l'essere travolto da una macchina che non va "slow" e non si ferma di fronte alle strisce pedonali!
In quella piazza mi piacerebbe trovare prodotti locali, che non hanno viaggiato per terra, mari e cieli per arrivarci. Le tisane della signora Sofia Peña, quelle che NON sono chiuse in bustine di carta che sono da mesi o anni ammucchiate negli scaffali di un supermercato, e che possono trovarsi in qualsiasi posto al mondo senza bisogno di disturbarsi a venire a Pijao. Sono sicuro che la signora Sofia (spero conoscerla uno di questi giorni!) alimenti i suoi figli con cibo locale, che non debba avere per forza in tavola formaggio svizzero, acqua Perrier francese, caffè dal Vietnam e hamburger McDonald!
Per questo cittaSlow fu ispirata da SlowFood. Ho avuto la fortuna di conoscerne uno dei primi allestiti in Italia: pranzavi con i tuoi amici in tutta tranquillità, bevevi bevande della zona: vini, succhi di frutta di stagione (... non puoi chiedere un succo di pesca in inverno!). Se ordinavi pollo, maiale o coniglio eri sicuro che provenivano da allevamenti poco distanti. E, ovvio, non vendevano bibite gassate! Il tutto a un prezzo ragionevole, eccellente attenzione da parte del personale e con un gradevole fondo musicale. La gente ritorna in posti come questo, sia un europeo che un latinoamericano.
Prendiamo in considerazione l'attenzione al cliente: a Pijao –e in tutto il resto del Quindío- la gentilezza è innata nella gente. Non ha bisogno di corsi di formazione su questo tema. Non bisogna forzare la ragazza che ci porta un caffè –che è gentile per sua natura- a dire "grazie per aver comprato in XYZ". Voglio interagire con esseri umani, non con robot ammaestrati. Quelle sono cose che Pijao non deve imparare, anzi, deve cercar di non perderle!
La "piacevole musica in sottofondo" mi permette di dirigere qualche parola al proprietario della discoteca che chiamiamo Miguel, e ad altri proprietari di bar che possono sentirsi minacciati dal concetto di "slow". Mi piace la musica ("senza musica la vita non avrebbe senso" diceva Nietzsche), amo la musica latinoamericana, ascoltarla, suonarla, ballarla e cantarla. Quando ad Armenia apre un nuovo locale di musica in vivo, corro a conoscerlo. Ma è vero: me ne sto al largo da posti dove la qualità della musica è sostituita dalla potenza degli altoparlanti. Nella "zona rosa" di Armenia, ci sono locali che competono fra loro per vedere/sentire chi ha l'amplificatore più potente, cercando di "oscurare" quello del locale vicino. Tutti e due finiscono per andare in fallimento o per essere chiusi dalle autorità.
Nel Quindío –e suppongo pure a Pijao- ci sono eccellenti interpreti di chitarra, tiple, o pianola, e ottimi cantanti: perché non rimodellare o creare ambienti dove sia possibile ascoltarli con tranquillità, ambienti dove non ci siano al suo interno cianfrusaglie dozzinali cinesi, ma artigianato locale? E così diamo anche una mano a questi giovani a scoprire le loro abilità artistiche. Perché, don Miguel, questi giovani che frequentano la sua discoteca, e forse anche i suoi figli, non troveranno lavoro nelle fabbriche, nelle banche, ma neanche come medici o avvocati. I giovani creativi, in tutti i campi, avranno maggiori opportunità di affermarsi nel prossimo futuro. Diamogli quella opportunità a artigiani, pittori, musicisti di Pijao!
Un futuro che si sta sempre di più informatizzando e robotizzando: abbiamo migliori medicine, maggior accesso alla cultura universale, possiamo studiare via Internet qualsiasi cosa ci venga in mente e in forma gratuita. Vale a dire che Pijao non deve in alcun modo perdere la sua "anima" ma non deve neanche rimanere fermo allo stato attuale. Non si tratta di creare una fabbrica con catene di montaggio, lavorare 8 ore in quella fabbrica non sarebbe da esseri umani ma da robot. Il pericolo è proprio l'opposto, che siamo noi stessi a robotizzarci! Un vero abbraccio vale più di un milione di "mi piace" in Facebook. Sarebbe eccellente che Pijao avesse, come il vicino paese Buenavista, un sistema wireless accessibile a tutti i suoi cittadini. Pessimo, invece se due fidanzati, anziché prendersi per mano, le usino per chattare frivolezza con il resto del mondo...
Il suo settore, don Miguel, ha a che vedere con il tempo libero, che è sicuramente un settore in espansione, non deve abbandonarlo. Pensi invece in come reinventarsi. La parola chiave di cittaSlow –ma anche di tutto il prossimo futuro- è CREATIVITÀ: il modello PijaoSlow non sarà sicuramente una specie di "Club Méditerranée", dovrà essere unico. Pier Giorgio ci diceva che cittaSlow non va considerata come una libreria che vende libri, ma come una biblioteca dove i libri si possono consultare liberamente. Speriamo che il documento del modello PijaoSlow appaia in quella biblioteca, inaugurando un nuovo scaffale che sarebbe di grande valore per lo stesso movimento cittaSlow che per tutta America Latina. Quel modello dovrà innanzitutto cercare o inventare soluzioni per migliorare la vita dei sui abitanti. Se ci riesce, un turismo selettivo –quello che già visita oltre duecento città in tutto il mondo- verrà subito dopo, per conoscere quel "modello Pijao" che, non ne dubito, sarà molto speciale e originale.
Se ci si riesce, beh, spero mi riserviate un posticino anche per me!
Ermanno Parodi - Docente dell'Università del Quindio ad Armenia
QUI altre foto di Pijao, Finca (fattoria) di un cafetero di Pijao, Don Leo Campo
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