2011
martedì
maggio
03

Carlo Petrini per Slow Fish: "Mangiare è un atto ittico"

Di Carlo Petrini

La pesca sostenibile si promuove dal basso, cambiando le azioni quotidiane delle comunità e le relazioni con i piccoli pescatori 

"Mangiare è un atto agricolo" è ormai un motto del nostro movimento e sempre più persone sanno che le proprie scelte in fatto di cibo contribuiscono a sostenere gli agricoltori e i sistemi alimentari locali. Tuttavia, quando si tratta di applicare l'approccio da co-produttore ai prodotti ittici, la situazione è decisamente più confusa. E' sempre più diffusa le consapevolezza sulle difficili condizioni che affliggono i nostri mari: lì inquinamento, i rifiuti, la distruzione causata dai metodi di pesca utilizzati, l'impatto dell'allevamento ittico industriale, il numero crescente di specie a rischio di estinzione... Le tante campagne e le guide all'acquisto diffuse dai gruppi ambientalisti stanno riscuotendo un certo successo, ma ottenere informazioni specifiche sui prodotti locali, pescati in modo sostenibile, è molto complicato. 

La conoscenza dell'origine del cibo è decisiva per un approccio più sostenibile, basato su relazioni sane (reti, economie e comunità locali).
Se parliamo di pesce, occorre certamente l'intervento da parte dei governi e degli enti internazionali che gestiscono le acque: una migliore regolamentazione e strumenti efficaci di attuazione delle norme sono fondamentali per eliminare le pratiche dannose. Tuttavia, spetta anche a ciascuno di noi, singoli individui, un impegno attivo. Il consumatore è l'anello finale e quando i consumatori cambiano abitudini e comportamenti, l'intera catena deve adeguarsi, in un processo che parte dal basso e va verso l'alto.

Molti esempi del passato dimostrano questo potere. Negli anni Novanta, quando i consumatori si ribellarono alle catture accessorie dei delfini (che finivano nelle reti per la pesca dei tonni) riuscirono a ottenere un cambiamento reale. Gli stock di pesce spada hanno iniziato a crescere grazie alla campagna Give Swordfish a Break, condotta negli Stati Uniti nel 1998. Oggi, nuove iniziative dimostrano la possibilità di dare risposte a livello regionale, coinvolgendo i pescatori che seguono pratiche sostenibili. In particolare, i gruppi di acquisto locali di prodotti ittici seguono con successo le orme della Community Supported Agriculture e rappresentano una strategia promettente per arrivare a un consumo di pesce più sostenibile. 

Anche i soci di Slow Food, le comunità del cibo e i convivia stanno compiendo progressi, attraverso scelte quotidiane e tanti piccoli eventi di promozione delle tematiche legate alla pesca. 
Alcune di queste sono raccontate sul sito della campagna Slow Fish nella sezione dedicata allo Slow Fish Challenge, un'iniziativa che invita i partecipanti a individuare scelte ittiche sostenibili adatte alla propria regione, organizzare un piccolo evento per condividere le informazioni con la comunità e, infine, inviare i risultati e ricette affinché siano pubblicati sul sito. 

Alla fine del mese di maggio, pescatori artigianali provenienti da tutto il mondo si incontreranno a Genova in occasione dell'evento internazionale Slow Fish, che quest'anno si occuperà in particolare della vulnerabilità dei pescatori, dell'arte della pesca su piccola scala e dell'importanza di salvaguardarla in un'epoca di flotte industrializzate e processi di trasformazione meccanizzati. 
Tutti quanti dobbiamo fare qualcosa per sostenere i piccoli pescatori della nostra regione e diffondere le conoscenze sul loro lavoro. 
Dobbiamo invitare i pescatori artigianali ai nostri mercati contadini, portiamoli, presentare i loro prodotti ai nostri eventi e sulle nostre tavole e promuovere il loro lavoro attraverso campagne che portino il tema della pesca sostenibile a livello locale e che consentano ai consumatori di fare scelte responsabili e giuste.