2013
martedì
aprile
16

Basta autostrade!

La Lombardia è oggi ostaggio della lobby autostradale: tra autostrade in progetto e cantieri aperti, nei prossimi anni rischiano di essere inaugurati oltre 500 km di nuove autostrade e almeno altrettanti nastri di nuova viabilità complementare.

Tutto questo avviene in una regione che non ha mai sviluppato un piano regionale per la mobilità, non ha mai individuato le vere priorità per gli investimenti in infrastrutture stradali o ferroviarie, non ha mai indagato i flussi, le origini e le destinazioni che spingono milioni di lombardi a muoversi sul territorio  regionale: le nuove autostrade non sono esito di percorsi trasparenti di decisione basati sull'analisi del bisogno, ma sono - tutte, senza eccezioni - il risultato delle incursioni di lobby organizzate, legate alle grandi costruzioni e ad intrecci immobiliari-finanziari. 
Non si spiegano diversamente progetti che sembrano non avere capo nè coda, come la Broni - Mortara, la Brebemi o la Cremona - Mantova, o progetti giganteschi che devastano il territorio e differiscono la soluzione di problemi reali, come la Pedemontana o la IPB, o addirittura aggravano problemi esistenti, come nel caso della TEM.
Le nuove arterie autostradali non servono ai cittadini, nè alle imprese del territorio, ma sono una sottrazione di risorse economiche, negate ai bisogni primari di riorganizzazione della mobilità, ma anche ai fabbisogni contingenti di famiglie e imprese in un momento di particolare difficoltà, soprattutto per quanto riguarda l'accesso al credito.
Diciamo NO a una regione che si indebita per opere che NON hanno un orizzonte di sostenibilità economica, sociale e ambientale.
Diciamo NO a scelte infrastrutturali che devastano il territorio agricolo, riducendo le superfici coltivate e generando rendite speculative a favore di pochi, spregiudicati operatori immobiliari
Diciamo NO ad una politica regionale che si preoccupa solo di assecondare e promuovere il traffico stradale e le clientele elettorali
Chiediamo che le poche risorse economiche disponibili vengano investite su interventi davvero prioritari per il benessere dei cittadini, a partire dallo sviluppo e dalla qualificazione dell'offerta di trasporto collettivo

BASTA AUTOSTRADE!
ASSEMBLEA REGIONALE
SABATO 13 APRILE , ORE 9,30, a Bergamo 
centro Congressi 'la Porta', Viale Papa Giovanni XXIII, 30

BREBEMI, BRONI-MORTARA, CREMONA-MANTOVA, IPB, PEDEMONTANA, VALTROMPIA, VARESE-LECCO, VIGEVANO-MALPENSA, RHO-MONZA, VIABILITA' SPECIALI EXPO, TEM, TIBRE... FERMIAMO GLI ECOMOSTRI D'ASFALTO CHE DIVORANO LA CAMPAGNA E IL FUTURO DEI LOMBARDI! 
NON CHIEDIAMO NUOVE AUTOSTRADE, CHIEDIAMO UNA MOBILITA' NUOVA

Aderiscono: A.Ri.Bi., Associazione Persona-Ambiente, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato CAMBIAMOLA! Il Diritto a una Mobilità Sostenibile, Comitato Civico per Correggioverde, Dosolo, Villastrada, Comitato Notangenziale di Albairate, Coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, Coordinamento dei Comitati contro le Autostrade CR-MN e TiBre, Coordinamento dei Comitati No TEM, Insieme in Rete per lo Sviluppo Sostenibile, Legambiente Coordinamento provinciale Bergamo, Legambiente Lombardia, NO TEM di Casalmaiocco, Salviamo il paesaggio Cremonese, Cremasco e Casalasco

Dalle autostrade alla #mobilitànuova, il 4 maggio l'Italia cambia strada.
Stralciamo gli investimenti sbagliati, c'è luce in fondo al tunnel

Il XIX secolo è stato il secolo degli acquedotti nelle città. Prima di allora, chi voleva l'acqua in casa doveva scavarsi il suo pozzo privato. Grazie agli acquedotti, l'acqua è diventata accessibile in tutte le case. Una grande innovazione, che ha migliorato notevolmente la vita di tutti. A costi sostenibili, perchè gli acquedotti sono stati realizzati con un grande sforzo collettivo.
Il XX secolo è stato il secolo della motorizzazione di massa. Chi voleva muoversi con comodità doveva comprarsi la sua automobile. Una grande innovazione, che ha migliorato notevolmente la vita di molti. Ma a costi elevatissimi, perchè comprare un'auto, e gestirla, è un grande sforzo economico per una famiglia di reddito medio. Senza contare i costi ambientali ed energetici, determinati da centinaia di milioni di automobili circolanti nella parte di mondo che può permetterseli.
Il XXI secolo diventerà il secolo della mobilità open source: così come da tempo non serve scavare un pozzo per avere l'acqua a casa, non servirà più essere proprietari di un'automobile per muoversi. Basterà conservare il buon uso delle gambe e avere accesso alla rete della mobilità: una rete fatta di tradizionali mezzi pubblici gestiti con criteri di efficienza, di più moderni servizi a chiamata o di mezzi in uso condiviso, di soluzioni innovative rese possibili da strumenti di comunicazione e georeferenziazione che rendono la risposta al bisogno di mobilità sempre più accessibile e a portata di mano. A costi sostenibili, perchè la rete della mobilità sarà esito di un grande sforzo collettivo, di lavoro e di ingegno.
Non stiamo parlando del futuro, ma del secolo in cui stiamo vivendo. La #mobilitànuova non è un sogno visionario, ma una possibilità che sta già in campo, che già sta modificando i comportamenti. L'incubo della crescita infinita di traffico e congestione si è interrotto già da tempo, il traffico è in calo, gli acquisti di veicoli pure, e nel paesaggio urbano si è rarefatta la presenza invadente e ossessiva delle pubblicità di automobili. Perfino nell'immaginario delle nuove generazioni lo spazio dell'automobile si è ridimensionato. Tutta colpa della crisi? forse. Di sicuro sono sempre meno le persone disposte ad aprire un mutuo per comprarsi l'auto, e sempre meno le banche disposte a concederlo. O forse, ci piace pensarlo ma pensiamo anche di pensare giusto, la #mobilità nuova è la luce in fondo al tunnel della crisi, è il nuovo stile di vita che prende piede, e che porta con sè una nuova fase di benessere e di progresso, insieme a nuove professioni e opportunità legate all'accesso ai servizi.
Strada spianata dunque? No. C'è di mezzo tutta la vecchia economia incrostata sull'automobile privata: c'è l'economia del petrolio e quella delle grandi infrastrutture stradali, c'è la rendita immobiliare delle villette monofamiliari con triplo box e quella dei centri commerciali. Tutta un'economia che mai come oggi è in affanno, che vede la propria fine ma deve continuare a difendere rendite di posizione faticosamente conquistate. Che sono anche le rendite politiche che fanno la fortuna di chi siede nei CdA di aziende di trasporto pubblico sempre meno competitive. La transizione non sarà nè semplice nè indolore, ma se vogliamo vedere la luce in fondo al tunnel, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre. 
E' questo il significato della manifestazione del 4 maggio a Milano: non è una manifestazione di protesta contro traffico, smog, autostrade. O meglio, non è SOLO questo. E' una spallata alle vecchie idee, alle consunte politiche nazionali e regionali che espongono la nostra collettività a enormi spese per costruire le infrastrutture del passato, quando invece c'è un gran bisogno di futuro.