2011
sabato
aprile
16

Fuori Porta

Bologna Tra Antico e Moderno, è il tema della visita guidata organizzata dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano, in programma sabato 16 aprile

Visita a Palazzo Fava

il cinquecentesco edificio di via Manzoni,
accompagnati dalla prof.ssa Rita Burgio
che ci illustrerà il ciclo di affreschi dei Carracci, dedicato a Giasone, recentemente restaurato.

Visita al Mambo
la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea,
con il prof. Francesco Finotti
alla la mostra di Matthew Day Jackson, prima personale, in un museo europeo, di uno dei principali artisti statunitensi emergenti.

Scrigno di una delle pietre miliari della civiltà pittorica bolognese, Palazzo Fava entra in possesso dell'omonima famiglia nel 1546. I lavori di restauro cominciano solo verso l'inizio degli anni '80 del XVI secolo, per volontà di Filippo Fava, in cui pur conservando il porticato gotico, si volle reimpostare la decorazione della facciata in laterizio, vivificata da modanature ed elementi decorativi in arenaria, come gli intrecci di volute e baccelli di fava, simbolo araldico della famiglia. Successivamente ci furono altri rimaneggiamenti fino al '700, con la grave perdita di numerosi affreschi. Gli affreschi, recentemente restaurati furono commissionati nel 1584 Filippo Fava ai tre fratelli Carracci, che scelsero diverse storie mitologiche tra cui il mito di Europa, la storia di Giasone e alcune storie tratte dall'Eneide. Ludovico, Agostino e Annibale Carracci, nonostante si trovassero a realizzare tra i primi cicli importanti della loro carriera, raggiunsero altissimi risultati per naturalismo antiaccademico e maturità pittorica. Nel ciclo dedicato a Giasone sono di grande impatto le scene dedicate a Medea e la capacità di rappresentare più azioni all'interno di un solo riquadro. In questo modo i Carracci innovano il concetto del ciclo di affreschi che fino a quel momento prevedeva una diluizione narrativa e una presenza massiccia di ghirlande e decorazioni a scapito della narrazione. Un elemento assolutamente fondamentale per la pittura dei Carracci fu la grande capacità non solo di dipingere ma anche di trasporre le immagini direttamente dal testo poetico senza l'aiuto di un letterato che suggerisse come descrivere la storia. Un convincente esempio è la parete dove in solo quattro riquadri i tre Carracci riescono a sintetizzare l'intero viaggio degli Argonauti alla conquista del vello d'oro, inserendo sapientemente alcuni personaggi chiave, come Ercole ed Orfeo, all'interno della loro personale impaginazione narrativa. Celeberrima rimane la scena che descrive "Gli incanti di Medea", dove la maga in primo piano, sulla destra che si lava in uno stagno è stata giudicata da Andrea Emiliani come il primo nudo "moderno" della storia dell'arte, con la giovane raffigurata al naturale, assorta e seducente, impegnata in un atto di banale quotidianità, come se fosse spiata a sua insaputa. Se l'Eneide era molto rappresentata in altri palazzi bolognesi (a Palazzo Leoni e a Palazzo Poggi), per quanto riguarda il ciclo di Giasone il discorso si fa più complesso. Due sono le ipotesi: una è da rivedersi nella figura di Giasone, che con razionalità e sforzo riesce a perseguire il suo obiettivo, l'altro sta nella massiccia presenza nel racconto dell'elemento magico e dell'inganno personificato da Medea, che richiama il rapporto tra scienza medica e magia, discipline cui erano dediti i componenti della famiglia Fava.

Il Carattere antropologico della mostra di Jackson, uno dei maggiori protagonisti della nuova scena artistica americana, ci evidenzia il parlare
della società e degli esseri umani e realizza appieno quell'inclinazione alla ricerca dell'arte contemporanea, che di fatto va dritto alle ragioni per cui essa debba trovare senso in una società come la nostra. La mostra "In search of..." ovvero "Alla ricerca di..." è la narrazione di un'esplorazione dei miti personali e collettivi che l'artista compie, a partire dalle fondamentali domande dell'esistenza umana. Ricco di riferimenti storico-artistici, il lavoro di Jackson si orienta ad indagare l'uomo ed il suo rapporto con l'universo che ambisce a conquistare, ma del quale spesso dimentica di essere solamente un riflesso. L'uomo, un essere bello e terribile, capace di realizzare grandi opere, ma anche in grado di mettere a repentaglio l'esistenza della propria specie, che di fatto lo separano dall'ordine naturale al quale egli appartiene. Jackson ne presagisce la possibile estinzione realizzando lavori di grande suggestione.
Alla ricerca di.... quell'uomo dunque che si è perso dopo aver oltrepassato i propri limiti. Per questo motivo la mostra è disseminata di oggetti svincolati da un vero itinerario museale, che diventano reperti di un'esistenza perduta. È quindi affidata al ruolo dell'artista la missione di ricordare all'uomo, le verità immutabili che ha dimenticato.

Info: 051 83 64 42 - organizzazione@roccadeibentivoglio.it