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Crescilombardia e autostrade. la chiamano legge sviluppo ma...
"Le concessioni delle infrastrutture ... possono riguardare anche interventi di carattere insediativo e territoriale... al servizio degli utenti delle infrastrutture medesime ovvero a servizio delle funzioni e delle attività del territorio, i cui margini operativi di gestione possono contribuire all'abbattimento del costo dell'esposizione finanziaria dell'iniziativa complessiva."
E' un passaggio dell'art. 33 del progetto di legge Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione, di iniziativa della Giunta Regionale della Lombardia e attualmente in discussione, con corsia preferenziale, nelle commissioni del Consiglio Regionale. Si tratta di una legge omnibus, con articoli che riguardano una moltitudine di materie, alcuni dei quali molto condivisibili (è il caso dell'anticipazione degli obiettivi di produzione da energie rinnovabili), anche se troppo generici (vedi le osservazioni di Legambiente http://lombardia.legambiente.it ) . Ma quel passaggio cosa significa? Ve lo spiego con un esempio. Poniamo che io sia un soggetto dotato di una grande dotazione di capitali in cerca di investimento. Di questi tempi non ce n'è molti: a parte le organizzazioni criminali che devono riciclare i loro soldi sporchi, ci sono le banche che si guardano bene dal fare prestiti alle imprese in difficoltà, i grandi fondi assicurativi, qualche storica concessionaria di autostrade, per esempio.
Bene, poniamo che io sia uno di questi soggetti. Prendo una bella carta della pianura agricola lombarda e, un po' alla cieca, segno due punti A e B e li congiungo con una linea. Li chiamiamo A e B, ma potrebbero chiamarsi Broni, Mortara, Cremona, Mantova, Castrezzato, Vignate, Osio, Treviglio... non c'è limite alla fantasia. Attingo dal mio gruzzolo e, lungo questa linea, inizio a fare acquisizioni di terreni agricoli, cercando di dare meno nell'occhio possibile: per esempio, posso portare questi terreni in dote ad una società agricola costituita ad hoc, che chiamerò in modo inoffensivo e rassicurante, chessò, agricola panda, o paceverde srl, o la buona papera. Nel frattempo, mi faccio amici i dirigenti delle camere di commercio e delle organizzazioni imprenditoriali di A e di B, pago la campagna elettorale di qualche candidato molto vicino ai vertici dei principali schieramenti, papabile come assessore o come capogruppo di opposizione, insomma faccio una legittima campagna di lobby, tanto i soldi ce li ho. Magari entro anche nell'azionariato di qualche testata giornalistica, locale o regionale.
A questo punto, 'misteriosamente' inizia a montare una idea che si trasforma ben presto in campagna politica e mediatica: tra A e B esiste una evidente carenza di infrastrutture, ci sono paesi strozzati dal traffico, occorre una maggiore dotazione stradale, ma non ci sono soldi, quindi deve essere un privato a realizzarla, con il project financing. E come per incanto il privato salta fuori: certo, realizzerà l'opera e ne incasserà i proventi. Non c'è sufficiente domanda di traffico per ripagare l'investimento? no problem, il munifico finanziatore si rende disponibile a rischiare. Ci sarà una bella autostrada, con grandi svincoli e viabilità accessorie che sfiorano i terreni della agricola panda, della paceverde srl e della buona papera. Il munifico farà di più: oltre all'autostrada, realizzerà anche funzioni e attività a servizio del territorio, sacrificando i suoi terreni agricoli per realizzare centri commerciali, poli logistici, cinema multisala. Terreni che aveva acquistato per quattro soldi ma che, grazie alla nuova lucente autostrada, diventano la nuova frontiera della metropoli. Tutto legale, beninteso, perchè non c'è nessuna legge che impedisca di realizzare un simile castello finanziario: a farne le spese sarà, tutto sommato, solo qualche migliaio di ettari di suolo agricolo.
Ma l'assessore regionale Cattaneo vuole di più: vuole che questo meccanismo speculativo venga istituzionalmente sancito da una legge che, in parole povere, significa che le nuove autostrade non si fanno se e nella misura in cui servono, ma diventano un business immobiliare. Beh, noi non ci stiamo. E ci appelliamo alle coscienze dei Consiglieri Regionali della Lombardia, di tutti gli schieramenti. Anche a quelli che pensano che in Lombardia il traffico automobilistico sia destinato ad aumentare e che non sia possibile far altro che assecondare questa crescita attraverso nuove strade: noi non la pensiamo così e siamo ben disposti a discuterne e a scontrarci. Ma le regole del gioco non devono essere sovvertite per fare favori alla speculazione finanziaria: se vogliamo vero sviluppo, dobbiamo costringere i detentori di capitali leciti a investire in vero sviluppo e sostegno alle imprese, non in lucrose scorciatoie ai danni dell'ambiente. E, per quanto riguarda i capitali illecitamente accumulati... beh, lo dice la parola, quel genere di speculazione si chiama ricettazione, e deve essere penalmente perseguita.
NOTIZIE DI TERRA E D'ACQUA (dall'ufficio stampa di Legambiente Lombardia)
ACQUA E GHIACCIO: LOMBARDIA GIA' IN RISERVA
Inizio anno estremamente preoccupante per gli accantonamenti idrici: ritorna la siccità? Con poca acqua aumenterà l'inquinamento nei fiumi e nei laghi minori
Sono trascorsi solo settanta giorni dall'inizio del 2012 e all'appello in Lombardia mancano già 2 miliardi di metri cubi di acqua piovana e di neve. Nei primi tre mesi di quest'anno ha piovuto meno della metà del 2011 e se le condizioni non cambieranno e non arriveranno abbondanti piogge e neve è molto probabile che la Lombardia andrà incontro a una stagione di forte carenza di risorse idriche sia in montagna che in pianura, e in particolare nella parte agricola della nostra regione. Sono questi i primi dati che emergono dal dossier di Legambiente "Acqua: Lombardia in riserva", presentato questa mattina durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, Luca Bonardi, Servizio Glaciologico Lombardo, Claudio Smiraglia, del Comitato Glaciologico Italiano, Guglielmina Diolaiuti, Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università Statale di Milano, Daniele Bocchiola, Ricercatore per il DIIAR del Politecnico di Milano e il dirigente Sviluppo Modellistica Ambientale di Arpa, Mauro Valentini.
Alla vigilia della giornata mondiale dedicata all'acqua, il quadro delle disponibilità idriche quest'anno appare dunque estremamente critico, salvo evoluzioni meteoclimatiche che però, al momento, non si intravedono all'orizzonte.
"La mancanza di precipitazioni è un fenomeno che si sta ripetendo con preoccupante frequenza nell'ultimo decennio, in parallelo con gli effetti del riscaldamento globale – segnala Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – meno pioggia e meno neve invernale significa meno acqua nei fiumi. Le conseguenze per l'ecologia fluviale possono essere severe, perchè minori apporti significano maggior concentrazione di inquinanti: per limitare i danni è urgente mettere in campo azioni per rendere più efficiente la captazione e la depurazione delle acque di scarico".
A preoccupare l'associazione sono in particolare le prevedibili conseguenze per l'agricoltura: alla base della fertilità della Pianura Padana, senza eguali in Europa, c'è sempre stata, infatti, la grande disponibilità d'acqua garantita dai grandi laghi prealpini e dai bacini idroelettrici. Da soli, i laghi prealpini lombardi rappresentano il più grande "capitale" d'acqua dolce di Italia, con un volume complessivo pari a 120 miliardi di metri cubi di acqua, di cui una piccola parte (circa 1,1 miliardi di metri cubi) è quella soggetta a regolazione grazie alle dighe poste sugli emissari. Ed è proprio in questi giorni, che precedono il disgelo estivo, che normalmente i laghi prealpini accumulano acqua in vista della stagione delle irrigazioni dei campi. Quest'anno però mancano al conteggio oltre 240 milioni di metri cubi d'acqua nei bacini dei grandi laghi. Non va meglio nei bacini d'alta quota, formati dalle dighe che alimentano le centrali idroelettriche, dove il disgelo non è ancora iniziato. Le dighe poste nelle Alpi Lombarde creano bacini lacustri dalla capacità complessiva di ben 671 milioni di metri cubi, e la loro ricarica inizia con l'arrivo del disgelo in alta quota: questo inverno sono più a secco del solito, con un deficit che Legambiente stima in 60 milioni di metri cubi.
A destare la maggior preoccupazione non sono però i 300 milioni di metri cubi d'acqua che mancano all'appello nei laghi, bensì la scarsità di neve nei bacini montani che li alimentano: l'inverno è stato particolarmente avaro di precipitazioni nevose nell'arco alpino lombardo, ed in particolare nei settori orientali, secondo le stime di ARPA, l'attuale inverno si colloca al livello minimo degli ultimi sette anni, con un deficit di neve accumulata pari a oltre un miliardo di metri cubi: in queste condizioni è difficile immaginare un recupero, viste anche le previsioni meteo delle prossime settimane e l'imminenza della stagione calda.
Dunque, nel bilancio idrico d'inizio primavera, la Lombardia si presenta con 2 miliardi di acqua caduta in meno con piogge e nevicate, 300 milioni di acqua mancante in grandi laghi e invasi prealpini, 1 miliardo di metri cubi in meno nelle nevi montane, con una situazione particolarmente critica nei bacini orobici e nella montagna bresciana. Ma non è ancora tutto: a destare grande preoccupazione è il dato della riduzione delle masse dei ghiacciai perenni.
Nella nostra regione ci sono 203 ghiacciai che ricoprono oltre 9000 ettari di territorio. Ma le conseguenze della sfavorevole fase climatica stanno profondamente modificando l'ambiente dei ghiacciai della Lombardia. Secondo i dati del Servizio Glaciologico Lombardo, nel quinquennio 2007-2011 i ghiacciaihanno subito una perdita equivalente a 653 milioni di metri cubi d'acqua, mai più riformatasi. L'annata orribile per i ghiacciai è stata il 2007 quando essi hanno perso 177 milioni di metri cubi di acqua: anche nell'inverno precedente, come quest'anno, si era verificato un forte deficit di nevicate. Con i ghiacciai viene meno un apporto idrico che, anche se limitato, ha da sempre costituito la 'assicurazione estiva' per l'agricoltura lombarda, considerato che la fusione dei ghiacciai si verifica nel momento di massimo fabbisogno idrico per la cerealicoltura della padana. Secondo gli esperti dell'Università di Milano però l'equilibrio tra fusione estiva e formazione invernale di nuovo ghiaccio si è spezzato e i ghiacciai sono destinati a una rapida estinzione. Negli ultimi 5 anni ci siamo già giocati il 20% delle riserve glaciali, e se i ritmi saranno questi la scomparsa dei ghiacciai lombardi è questione di pochi anni: quelli necessari a fare i conti con una climatologia sempre meno favorevole per l'agricoltura cerealicola lombarda.
Il settore agricolo lombardo è di gran lunga il principale utilizzatore d'acqua, in Lombardia, dove la percentuale di acque lombarde destinate al solo comparto irriguo-agricolo, al netto degli usi energetici, arriva all' 84% del totale (dati Regione Lombardia). Gli altri usi significativi sono l'uso civile con l'11% e l'uso industriale 5%. Per questo l'agricoltura lombarda deve mettere in campo strategie di adattamento al nuovo contesto climatico: "Le risorse economiche della politica agricola comunitaria devono essere prioritariamente investite per mettere l'agricoltura lombarda, eccessivamente esigente di risorse idriche, in condizioni di affrontare periodi sempre più ricorrenti di siccità – conclude Di Simine – questo significa modificare gli orientamenti colturali privilegiando colture meno esigenti nella stagione estiva, favorire il ris999parmio idrico nelle tecniche irrigue e il riutilizzo delle acque depurate. Si tratta di un cambiamento epocale per una agricoltura storicamente impostata su una disponibilità idrica garantita, ma non è più rinviabile". (22 marzo 2012, Il dossier completo è scaricabile dal sito http://lombardia.legambiente.it)
Parchi: spunta l'emendamento che affossa il piano regionale delle aree protette
Non è apparso nella legge di riordino, approvata la scorsa estate, e invece sbuca dagli uffici dell'assessorato regionale l'emendamento per affossare la pianificazione regionale del sistema delle aree protette. E' stato presentato come richiesta "last minute" di modifica di un progetto di legge omnibus della Giunta Regionale, il progetto di legge 0146 "Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione": una legge che tratta di tutto un po', da infrastrutture a energia, servizi sociali, scuola e rifiuti, uno di quei provvedimenti definiti "omnibus" che costituiscono la degenerazione dei processi legislativi, perchè ognuno ci attacca quello che in quel momento gli interessa. E così, dagli uffici della giunta, arriva a sorpresa la doccia fredda su chi si era illuso che, dopo il declino del sistema delle aree protette durante gli assessorati di Nicoli Cristiani e Ponzoni, in Lombardia potesse ritornare la voglia di rilanciare i parchi. L'emendamento in buona sostanza chiede l'abolizione del "Piano Regionale delle Aree Protette" (PRAP), trasformandolo in un semplice atto d'indirizzo: del PRAP in realtà fino ad oggi nessuno si era accorto perchè, introdotto da una modifica di norma a inizio 2010, esso non è mai stato redatto, sebbene la legge ne imponesse l'approvazione entro il primo anno di insediamento del Consiglio Regionale. Se l'emendamento Colucci dovesse passare, il Piano non vedrà mai la luce, perchè verrà semplicemente abolito prima di essere attuato, ridimensionato nella forma di un non meglio precisato "documento strategico delle aree protette'". Il giudizio di Legambiente a riguardo è drastico: "Si tratta di un atto gravissimo ai danni del processo di pianificazione dei Parchi lombardi - commenta Marzio Marzorati, responsabile parchi di Legambiente Lombardia - Il Piano secondo questa immotivata proposta dovrebbe essere sostituito da un fantomatico "documento strategico": aria fritta. La Regione non ha mai provveduto alla stesura del Piano, è quindi inadempiente a una norma che aveva essa stessa voluto, ora mette mano ancora alla Legge quadro dei
Parchi senza neppure attendere la fine dell'iter dell'ultima modifica, approvata solo pochi mesi fa e riguardante la riforma della governance delle aree protette".
Otto mesi fa l'Assessore e la maggioranza regionale, pur di portare a casa le modifiche riguardanti la governance, promettevano che avrebbero discusso modifiche della legge di più ampio respiro, a partire da una discussione allargata per far sì che i parchi diventassero la infrastruttura verde della nostra Regione. Nulla è successo, l'azione di modifica delle governance è stata avviata con la modifica degli Statuti e l'elezione dei nuovi organi amministrativi, solo grazie all'impegno degli enti gestori dei Parchi che hanno agito responsabilmente nonostante una politica regionale fatta solo di tagli di risorse. Anzichè premiare questo comportamento virtuoso, dalla Regione giunge il colpo a tradimento.
Eppure gli obiettivi del PRAP, leggendo il sito web della Regione, son piuttosto chiari: "Atto fondamentale di indirizzo per la gestione e la pianificazione tecnico-finanziaria". E poi ancora "il PRAP nasce da una fondamentale e imprescindibile finalità: tutelare la biodiversità, coinvolgendo in un approccio multidisciplinare tutte le attività che incidono sul territorio lombardo". Insomma, sembra proprio che senza PRAP non possa esistere la pianificazione delle Aree Protette. E allora quali sono le motivazioni per la sua eliminazione? Il significato delle parole è chiaro: pianificare significa prevedere, disporre, organizzare, allocare risorse; redarre un documento significa invece descrivere, ragionare, raccontare, fotografare una situazione, senza necessità di mettere in campo azioni di cambiamento. Legambiente chiede perciò l'immediato ritiro della proposta di emendamento, già durante la discussione nella competente Commissione del Consiglio Regionale, rispedendo al mittente il testo, ma si appella anche ai Presidenti dei parchi appena nominati dai rispettivi enti: "Chiediamo che i Consiglieri regionali si assumano la responsabilità di voltare pagina da queste astuzie, che abbiano la forza e il coraggio politico di affrontare una nuova fase, di chiudere una lunghissima stagione politica che dura dagli anni '90 in cui nessun assessore delle giunte Formigoni ha voluto fare dei parchi un investimento di politiche regionali e di innovazione. Chiediamo che i nuovi Presidenti dei Parchi si attivino immediatamente per essere protagonisti reagendo energicamente a una proposta che suona offensiva ed inchiodando l'istituzione Regionale alla propria responsabilità di tutela attiva del territorio". (12 marzo 2012)
PIANO CASA, IN LOMBARDIA L'ENNESIMO PASTICCIO, PROSSIMA VITTIMA IL VERDE DEI CONDOMINI
Va in onda domani, in Consiglio regionale, l'ennesimo "piano casa" dopo il clamoroso fiasco del suo omologo approvato nell'estate del 2009. Dopo due anni e mezzo, infatti, la legge che avrebbe dovuto promuovere il rilancio del mattone si è chiusa con un magrissimo bilancio di poche centinaia d'interventi realizzati in tutta la Lombardia: segno che la deregulation è un'arma spuntata per uscire da una crisi dovuta dall'eccesso di offerta edilizia. Il piano casa, nella versione "primavera 2012", usa gli stessi strumenti per forzare le regole urbanistiche dei comuni: deroghe e proroghe di termini. Ma in più, si infila nelle norme esistenti per forzare le poche certezze superstiti in una disciplina urbanistica sempre più deregolata. La proroga più grave è sicuramente quella relativa al piano paesistico regionale: a comuni e province verrà infatti concesso un bonus di altri due anni per pianificare al di fuori delle regole di tutela del paesaggio imposte dal Piano Territoriale approvato dal Consiglio Regionale oltre due anni fa e, di proroga in proroga, si finirà con l'affossare anche le poche norme vincolanti introdotte a tutela dei territori eccellenti della Lombardia, a partire dalle sponde lacustri: per ora il "liberi tutti" scade il primo gennaio 2014. Ciò che è peggio, nei comuni con più di 15mila abitanti saranno le Giunte, e non i Consigli Comunali, ad approvare i piani urbanistici attuativi.
"Si tratta di una norma che viola principi fondamentali di rango costituzionale - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - ci appelliamo alle forze politiche affinchè la modifichino in aula, anche per evitare ricorsi alla suprema Corte: il fatto che le scelte urbanistiche più rilevanti, quali sono le approvazioni dei piani attuativi, vengano sottratte al controllo democratico dei Consigli Comunali costituisce un inaccettabile regalo alle lobby immobiliari e rappresenta una colpevole negazione dei principi di trasparenza dell'azione amministrativa".
Molte sono le facoltà concesse a chi vorrà ampliare, a partire dalla conversione di immobili dismessi produttivi e terziari in nuova residenza, una norma condivisibile nelle finalità, ma troppo generosa con chi, negli anni passati, ci ha riempito di uffici rimasti vuoti: infatti, per come è scritta, la sostituzione dovrebbe avvenire a zero oneri per il costruttore, che invece guadagna moltissimo in termini di valorizzazione immobiliare. Ci sono poi discutibili deroghe per i sottotetti, premi volumetrici anche troppo generosi per chi produce un po' di calore da fonti rinnovabili, e concessioni di ampliamento per l'edilizia convenzionata. L'unico settore che non sarà beneficiato dal piano casa sarà quello per il quale la domanda di abitazione è una vera emergenza sociale: l'edilizia popolare a canone sociale. Le premialità sono invece minime per chi voglia affrontare gli interventi più urgenti e necessari, ovvero la ristrutturazione energetica dell'enorme patrimonio edilizio, anche recente, realizzato con requisiti estremamente scadenti. Confermata anche l'odiosa norma "ammazza aiuole" condominiali: quella che consente di realizzare nuovi box interrati in deroga al corretto rapporto drenante. Anche se è previsto il recupero delle acque piovane, l'articolo ha pesanti conseguenze per le zone centrali e semicentrali delle città: vorrà dire quasi sicuramente sacrificare i pochi spazi verdi dei giardinetti condominiali con i loro alberi, un po' spelacchiati, ma comunque importanti per la vivibilità urbana. (15 marzo 2012)