settembre
PIEMONTE - Baldnzosi come Rambo, ma con l’ "aiutino" dell’elicottero - Il Club Alpino Italiano riafferma la propria contrarietà all’uso ludico del mezzo aereo in montagna
Desta sorpresa e perplessità la notizia che gli organizzatori di una nota competizione di mountain bike d'altura abbiano deciso, quale novità dell'edizione 2013 appena conclusasi, di alleviare le fatiche dei loro "bikers di ferro" trasportandoli con l'elicottero su Testa Rimà (2506 m), in Valle Stura, un luogo oltretutto particolarmente delicato che dai numerosi atterraggi non può certo aver tratto giovamento. A ben vedere l'iniziativa si inserisce in un trend che, nel quadro di un aumento del turismo legato alla frequentazione della montagna, sempre più spesso vede, accanto a coloro che percorrono itinerari alpini con i propri muscoli – alpinisti, scialpinisti, trekkers, cicloescursionisti –, l'ingombrante presenza di turisti motorizzati: durante la stagione invernale elisciatori ed escursionisti in motoslitta, durante quella estiva motociclisti ed escursionisti a piedi o in bici che usano l'elicottero per risparmiarsi la salita. La tipologia di iniziativa più recente in ordine di tempo è l'elicamminata gastronomica: i partecipanti vengono trasportati in quota con l'elicottero per affrontare una facile discesa costellata di punti ristoro dove possono sostare e rifocillarsi; anzi, proprio la fruizione dei punti ristoro diviene la finalità principale dell'evento. L'ambiente alpino è delicato, è fragile: l'utilizzo in esso di mezzi motorizzati per scopi ludici, in particolare l'elicottero, solleva notevoli criticità, tanto che il Club Alpino Piemonte e l'Associazione Le Alpi del Sole, che riunisce le sezioni CAI della provincia di Cuneo più quelle di Savona e Cavour, hanno formalmente espresso la loro contrarietà al suo dilagare. Elicotteri, motoslitte, veicoli fuoristrada a due e quattro ruote hanno un impatto ambientale elevatissimo. Producono rumore, inquinano, disturbano gli animali e, il discorso vale soprattutto per i mezzi dotati di ruote, danneggiano il manto erboso. Durante la stagione invernale il disturbo arrecato alla fauna è particolarmente pregiudizievole poiché gli animali vengono spaventati in un momento in cui le condizioni ambientali rendono difficile il reintegro delle energie consumate per una fuga improvvisa, con conseguente messa a repentaglio della loro vita. L'impatto negativo sull'ambiente non è compensato da benefiche ricadute economiche in sede locale. I mezzi motorizzati, lungi dal promuovere un incremento del turismo alpino, in realtà lo riducono, allontanando i tanti che frequentano la montagna alla ricerca di una dimensione selvaggia o comunque non eccessivamente antropizzata: il loro effetto è quello di sostituire a molti alpinisti, scialpinisti, escursionisti invernali ed estivi, a piedi e in bici, un numero esiguo di turisti motorizzati, con un calo considerevole dell'indotto economico generale. I mezzi motorizzati infatti non solo disturbano gli altri frequentatori della montagna ma finiscono per escluderli: lo spazio spesso esiguo di una cima difficilmente consente l'atterraggio dell'elicottero e degli scialpinisti; i pochi centimetri di larghezza di un sentiero difficilmente permettono il transito contemporaneo di moto e trekkers. Tutte considerazioni che negli altri paesi dell'arco alpino hanno portato al divieto dell'eliski o a una forte limitazione dell'uso a scopo ludico dei mezzi motorizzati in montagna. In Italia nel massiccio della Marmolada si è prima utilizzato l'eliski, poi lo si è messo da parte perché ci è resi conto che portava più svantaggi che vantaggi. Nel caso specifico, il ricorso all'elicottero appare ancora più incomprensibile, posto che la libellula d'acciaio è stata utilizzata per trasportare atleti impegnati in una competizione tesa ad esaltare resistenza e potenza muscolare dei partecipanti, bikers di ferro che non avevano certo bisogno di essere elitrasportati per superare quel tratto del percorso.