2012
lunedì
aprile
23

Carlo Petrini: Speciale Giornata Mondiale della Terra

«Io bacio la terra, io adoro la terra. Il futuro, non solo del Brasile, ma del mondo intero, è il campo, è la terra». Così sentenziava in un’intervista un contadino brasiliano durante Terra Madre 2008. Questo è amore, e l’amore fa credere nel futuro. È tutto ciò che dovremmo condividere, provare come sentimento, mettere in pratica. C’è una Giornata Mondiale della Terra che ci fa riflettere sulla nostra cattiva condotta. I sistemi produttivi e i nostri stili di vita hanno raggiunto un punto di non ritorno nel depauperamento delle risorse e dei beni comuni, soprattutto la terra: un dato di fatto. Non è demagogia, anche gli scettici si stanno ricredendo. Il sistema con cui pensiamo di produrre ricchezza - che non accenna a fermarsi e anzi incrementa la sua portata distruttiva – va cambiato radicalmente.

Ma in occasione di questa giornata evitiamo i lamenti. Molti crederanno sia necessario l’intervento di grandi organismi sovranazionali, o dei Governi. Non è così, come non lo è per tutte le grandi rivoluzioni. Sta a noi, attraverso buone pratiche individuali, creare il vero humus con cui crescerà un nuovo paradigma. Sta a noi intraprendere la strada dell’amore verso questa Terra vilipesa, lo stesso amore che sanno esprimere certi contadini. Le buone pratiche sono azioni semplici, anche piccole, alla portata di tutti. Per esempio gli orti comunitari e nelle scuole, qui come in Africa, stanno cambiando realmente la percezione delle giovani generazioni nei confronti della terra. Un’educazione che però non deve fermarsi mai, continuare negli anni, riprendersi anche i padri e le madri che hanno disimparato come fare. E allora, altro esempio, non sprecare il cibo è non sprecare terra se, com’è vero, «mangiare è un atto agricolo». Questo è il modo più semplice che abbiamo per ritornare alla terra, diventare contadini come il brasiliano di Terra Madre senza dover prendere per forza in mano una zappa. Educhiamoci a mangiare locale, a non sprecare, a seguire le stagioni e non sposiamo con le scelte alimentari pratiche che stanno mangiandosi per sempre la terra e le risorse. Diventiamo co-produttori in grado di esprimere scelte responsabili; una volta per tutte smettiamo i panni del consumatore passivo - che consuma anche terra, aria e acqua – e ripartiamo da molto vicino, da casa nostra. Anche perché se continuiamo così, con questo ritmo, casa nostra, la nostra Europa, rischia nei prossimi decenni di non riuscire più a garantire la sufficienza alimentare per i suoi 500 milioni di abitanti. Non è uno scherzo. La terra fertile sparisce, e per salvarla iniziamo ad amarla davvero.

Carlo Petrini, da La Repubblica 20/04