ottobre
A Lubec 14 - Pubblico-Privato: Progettare insieme per Vincere in Europa
Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica hadato notizia che, dopo un lungo negoziato con laCommissione Europea, l’Accordo di Partenariato che regolal’impiego dei fondi strutturali europei si è concluso. Conquesto atto può finalmente iniziare il processo operativoche assegnerà circa 30 miliardi di euro per il ciclo diprogrammazione 2014-2020 di cui 7 per le regioni piùavanzate, 1 per le regioni in transizione e 2 per le regioni menosviluppate. Nel quadro degli interventi per lo svilupporegionale, le risorse comunitarie si sommano a quelle nazionaliincardinate nel Fondo Sviluppo e Coesione che, nella Legge di Stabilità, ha un’allocazione di circa54 miliardi di euro distribuiti negli anni di attività dei fondi. Nel complesso, quindi, lungo l’arcodel settennio di programmazione, le politiche di sviluppo e coesione potranno contare su circa100 miliardi di euro spalmati in 11 Obiettivi Tematici e suddivise in Piani Operativi Nazionali eRegionali. Si tratta di cifre importanti che, purtroppo, si scontrano con una scarsa capacità dispesa delle Amministrazioni e, soprattutto, con una insufficiente qualità progettuale, conparticolare riferimento al settore culturale. Un ritardo che ormai ha radici antiche. La rilevanzadel patrimonio culturale italiano, infatti, portò già nel ciclo di programmazione dei fondi europeidel periodo 2000-2006, alla scelta strategica di identificare nelle risorse culturali uno specificoasse di finanziamento (gli altri 4 riguardavano: risorse umane, sistemi locali di sviluppo, città, retie nodi di servizio). All’insieme delle c.d. Regioni Obiettivo 1 ‘in ritardo di sviluppo’, (Campania,Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia), nel settennio furono assegnati circa 2.710 mil. di euro che,tuttavia, anche secondo le relazioni degli organismi ufficiali di valutazione hanno mostrato una“non piena correlazione tra politiche di valorizzazione e sistemi di gestione del patrimonioculturale”. La critica velata, fu che ingenti risorse furono spese per restaurare castelli epalazzi, ma senza un piano di valorizzazione e di gestione in grado di riconnettere ilpatrimonio culturale allo sviluppo dei territori. Anche a causa di questa difficoltà, le risorse allacultura nel successivo ciclo di programmazione 2007-2013 si sono drasticamente ridotte e sisono, sostanzialmente, concentrate nel Programma Operativo Interregionale (POIn) AttrattoriCulturali, Naturali e Turismo che, per le quattro regioni ‘Convergenza’ (Campania, Puglia,Calabria, Sicilia) ha potuto contare su un finanziamento complessivo di 1.031 mil. di euro, perl’intero periodo di programmazione. La cronica difficoltà ad integrare le risorse destinate allacultura in concreti programmi di sviluppo territoriale ha così provocato il doloroso effetto che ilPOIn Attrattori Culturali, nella valutazione intermedia al 31 dicembre 2012, è stato l’unico dei 52programmi operativi a non aver raggiunto gli obiettivi prefissati e, in forza delle stringenti regoledei fondi comunitari, costretto ad un ‘disimpegno automatico’ di 33 milioni di euro che sono statirestituiti a Bruxelles. L’intervento correttivo impresso dall’ex Ministro della Coesione Territoriale,Fabrizio Barca, e dal suo successore, hanno comportato una drastica riprogrammazione (il cuiintervento più eclatante è stato il Grande Progetto Pompei che, in tempi record, ha vistoconcentrarsi sul grande attrattore del napoletano ben 105 milioni di euro) nel tentativo di evitareulteriori dispersioni di risorse dal settore culturale. Lo sforzo è stato importante e, forse, siriuscirà a non perdere fondi ma, certamente non si riuscirà ad invertire la tendenza a concentrarerisorse sulla voce restauro/conservazione. In effetti, anche secondo studi indipendenti, il limitepiù grande nella spesa in cultura riguarda la qualità dei progetti che, assai di rado, tengonoinsieme tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale. Non può stupire, dunque, se lapercentuale di spesa effettiva dei fondi strutturali in cultura nel ciclo di programmazione2007/2013 è andata per oltre l’80% per interventi di conservazione e restauro (contro il 47% diquanto programmato), e solo il 12% in infrastrutture culturali (contro il 20% programmato) e il6% in servizi (contro il 33% programmato). Si tratta di dati preoccupanti che, in assenza dicorrettivi di sistema in grado di favorire progetti di qualità, potrebbero replicarsi anchenell’attuale ciclo di programmazione in cui, peraltro, la cultura ha stentato a rientrare tra le priorità strategiche di utilizzo dei fondi europei concordate con la Commissione Europea e
registrate dall'Accordo di Partenariato appena licenziato. In effetti, la difficoltà di spesa
registrata sui territori, soprattutto quella finalizzata a promuovere una progettazione culturale di
qualità che tenga insieme salvaguardia, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale non è
estranea all'esito della negoziazione sull'utilizzo dei fondi del ciclo di programmazione 2014-
2020, in cui la cultura non compare con piena dignità tra le 11 priorità del documento strategico
di programmazione di impegno dei fondi comunitari e viene ricompresa nell'Obiettivo Tematico
6 'Tutela dell'Ambiente e Valorizzazione delle Risorse Culturali e Ambientali' (Tutelare
l'Ambiente e Promuovere l'Uso Efficiente delle Risorse). Nei documenti ufficiali, la strategia per
la valorizzazione delle risorse culturali e naturali è fondata su una scelta di necessaria
discontinuità rispetto alle modalità di attuazione sperimentate con il ciclo di programmazione
2007-2013 condizionata da una cooperazione istituzionale e tecnica inefficace, forte
frammentazione degli interventi, carenza generalizzata di progetti di qualità, difficoltà ed
eccessiva lentezza nelle realizzazioni, mancata pianificazione della puntuale destinazione d'uso
del patrimonio oggetto di intervento e del necessario corredo di piani di gestione in termini di
sostenibilità economico-finanziaria e responsabilità. Anche al fine di superare i limiti registrati
nella spesa dei fondi comunitari nel settore culturale, Federculture ha proposto di introdurre un
Fondo per la progettualità culturale, uno specifico strumento finanziario per innalzare la qualità
progetti e consentire ai territori di innovare radicalmente l'approccio al processo di
valorizzazione e gestione del patrimonio artistico. Nell'esperienza concreta registrata ogni anno
nel suo Rapporto Annuale, Federculture segnala, in particolare, la necessità di avviare un
percorso di progettualità integrata, tra diversi livelli istituzionali e tra pubblico e privato,
epartecipata, che favorisca il coinvolgimento dei cittadini e della società civile alle scelte
riguardanti la gestione dei beni comuni. Il nuovo strumento dovrebbe essere finalizzato a
favorire: a) la concertazione interistituzionale (tra soprintendenze, regioni, autonomie locali) b)
la qualità progettuale da realizzarsi attraverso appropriati studi di fattibilità, c) l'aggancio a
sostenibili modelli di gestione, d) le convenienze all'investimento dei privati, e) la creazione di
nuove imprese, profit e non-profit, e di un nuovo bacino di occupazione, specie giovanile; f) la
partecipazione dei cittadini. L'idea del fondo per la progettualità culturale ha trovato grande
attenzione da parte dei soggetti istituzionali centrali e regionali e le stesse fondazioni di origine
bancaria hanno mostrato interesse a sostenere l'iniziativa collegandola a precisi impegni delle
autorità pubbliche.
Claudio Bocci è Direttore Sviluppo e Relazioni Istituzionali Federculture
di Claudio Bocci